Si parla tanto, in rete e in televisione di come diverse entità maligne chiamate social network, capeggiate dal famigerato Facebook, fanno a gara per accaparrarsi i nostri dati personali e invadere la nostra privacy.
La cosa ha fatto preoccupare i garanti della privacy di tutto il mondo che hanno pensato di prendere dei provvedimenti. Tremo al solo pensiero di cosa possa uscire dal loro cilindro…
In realtà la tecnologia definitiva per difendere i fatti nostri ce l’abbiamo “built-in” fin dalla nascita (tanto per citare S.J.) e si chiama cervello.
È un hardware molto evoluto e può essere esteso e aggiornato con diversi plugin, primo fra tutti il buon senso.
Il buon senso dovrebbe dirci quando vale la pena condividere certe informazioni e quando invece farne a meno. In generale ci sono casi in cui è soggettivo, altri in cui drizzare le antenne e riflettere sulle possibili conseguenze.
Per esempio: pago un servizio aggiuntivo al mio provider per non pubblicare il mio indirizzo di casa sui record di registrazione dei miei domini. Perché quindi dovrei comunicarlo ad un pinco pallino qualunque che mi promette un fantastico eBook gratuito su come aumentare i visitatori del mio blog? O una suoneria per cellulare, uno sfondo per il computer o qualche altra cosa che magari posso reperire con 10 minuti di Google senza comunicare niente a nessuno?
Già quando sono obbligato a fornire l’indirizzo email per scaricare qualcosa mi girano. Se mi interessano le informazioni che puoi darmi te lo do io spontaneamente.
Dal nostro lato di utenti dovemmo essere più selettivi e attenti a come gestiamo la nostra vita online. Nella vita reale i foglietti si possono stracciare e le cose dette si possono dimenticare, ma sul web rimangono.
Non è necessario rinunciare a tutto, ma addestrare il buon senso e sviluppare delle buone abitudini che ci aiutino a vivere meglio. Come ad esempio chiedere il permesso prima di pubblicare la foto di qualcuno o evitare di pubblicare foto e filmati che ritraggono noi o i nostri amici in situazioni “discutibili”.
Non è escluso che il nostro capufficio o un nostro cliente o potenziale cliente possano “casualmente” venirne in possesso…
Nel caso particolare di Facebook sicuramente possono esserci delle questioni tecniche alla base della mancata eliminazione di alcuni dati degli utenti, d’altra parte il sito e i servizi si sono evoluti molto velocemente ed è normale che ci sia qualche bug e confido che ci metteranno una pezza il più presto possibile.
Dal lato dei garanti credo che sia meglio puntare sull’educazione invece che sulla repressione. E soprattutto controllare che chi gestisce i dati rispetti le leggi in materia e non ne faccia un uso troppo “disinvolto”.
Diciamoci la verità , se c’è qualche programmatore in ascolto: possibile che non vi sia mai capitato di sviluppare un’applicazione che raccoglie dati dagli utenti per un servizio qualsiasi e di leggere nelle specifiche che i dati degli utenti che si disiscrivono al servizio XYZ non vanno cancellati ma vanno solamente segnalati come inattivi perchè potrebbero sempre servire in futuro? E per cosa se non hai il permesso di usarli?
Se ne potrebbe parlare molto più a lungo, ma la chiudo qui. Quel che volevo dire è che ci si può iscrivere a tutti i social network, chat, community & c della rete, basta avere voglia e tempo. Il bello della rete e che puoi trovare e fare veramente di tutto, ma con un cervello funzionante e attento ti diverti di più…
